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L’EMPATIA, OVVERO A COSA SERVE ESSERE UMANI?

E’ stato fatto uno studio interessante sui broker americani, che ho sentito da Mauro Scardovelli in uno dei suoi interventi (potete trovarlo su youtube digitando il suo nome, è un personaggio davvero interessante).

Avete presente i broker? Sono quelli che fanno speculazioni in borsa, gente che muove in pochi istanti milioni di dollari.

Si è capito che la caratteristica base per diventare un bravo Broker è avere scarsa empatia.

Che significa?

Significa non percepire il dolore degli altri. Ma nemmeno la gioia, la paura, l’ansia, l’entusiasmo degli altri. Vuol dire non riuscire a ‘sentire’, a immedesimarsi negli stati d’animo e nelle emozioni che provano le persone attorno a te.

Praticamente una patologia psichiatrica.

Però in un mondo alla rovescia, si traduce in qualità lavorativa, funzionale al raggiungimento dello scopo. Che scopo? Guadagnare denaro, suppongo.

Più lavori distante dalle persone, in un contesto di dati, numeri e transazioni astratte, in cui non vedi mai le conseguenze del tuo operato, più è facile non avere empatia.

A volte invece è una strategia di difesa per non soffrire troppo quando tutto attorno a te è sofferenza. Per esempio in alcuni reparti degli ospedali.

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Resta comunque il fatto che se ci sono mestieri in cui è utile non avere troppa empatia, ce ne sono altri in cui invece è assolutamente fondamentale averne.

Uno tra questi è proprio la consulente di immagine.

Ora tu mi potrai obiettare : ma in fin dei conti per prendere una ragazza normale, con qualche difetto e mediamente carina e trasformarla in una bellona da copertina, non basta una buona conoscenza di come il trucco, il parrucco e i vestiti giusti possano cambiare completamente l’immagine di un corpo?

Eh no caro mio! Qui casca l’asino!

La missione del mio mestiere non è produrre Barbie da pubblicità, quello lo sanno fare tutti.

La vera sfida consiste nel tirare fuori da ogni persona quel quid di meraviglioso, unico e irriproducibile che la rende speciale.

E siccome spesso le persone si mascherano e coprono lati che considerano difettosi, il difficile sta proprio nell’andare in esplorazione di chi hai davanti, cercare di capirlo nel profondo dell’animo, scovare il difetto perfetto da sottolineare per conferire profondità all’intero quadro e badare bene che il messaggio che emerge alla fine, guardando il risultato, sia coerente con i veri valori di quella persona.

Se non c’è reale coerenza, l’effetto è quello della bambola, non della magnifica presenza di un essere rotondo e luminoso.

E l’empatia allora a cosa serve?

Serve a capire l’essenza di chi hai di fronte. Serve a comprendere come vorrebbe essere trattato.

Lo stile personale non è altro che il modo in cui trattiamo noi stessi e contemporaneamente è il modo in cui vorremmo che gli altri ci trattassero. Le due cose coincidono.

L’immagine che proiettiamo all’esterno suscita reazioni negli osservatori, ci colloca in una precisa casella di potere e di capacità di ricevere amore.

Se tu stesso hai massima cura di te, scegli di indossare solo gli abiti più belli, decidi di illuminarti con i colori che in quella precisa giornata senti in sintonia con il tuo stato d’animo interiore, allora proietti all’esterno una sensazione di amore diffuso su tutta la tua persona.

Dici al mondo ‘io mi amo, mi sento bello, sono amabile e potente’.

E gli altri si conformano di conseguenza. E vedono di te proprio quello che tu permetti loro di vedere.

Allora la consulente di immagine ha un compito delicatissimo, che è quello di capire che quantità di amore sei pronto a ricevere.

Niente popò di meno che.

Spesso le persone non sono consapevoli di questo.

Si lamentano di ricevere critiche o osservazioni irrispettose, ma non capiscono che sono proprio loro stesse a mettersi nelle condizioni di subire quel trattamento, conciandosi in un modo che trasmette esattamente quel preciso messaggio.

Ognuno si colloca da solo nella casella che pensa di meritare.

Ecco perchè la consulente di immagine deve riuscire a vederti nella migliore versione di te stesso/a, senza volerti cambiare, ma facendo uscire da te quelle qualità che erano lì presenti da sempre, anche se tu non riuscivi a percepirle.

Deve riuscire a vedere la tua bellezza, anche se tu fai di tutto per nasconderla.

E per fare tutto questo, serve la capacità di ‘mettersi nei panni degli altri’, saper vivere nella loro pelle e capirli profondamente, oltre le apparenze e i travestimenti.

Alcuni nascono già con una sensibilità fuori dal comune.

Ma è una qualità che si può anche sviluppare. Di solito attraverso il dolore.

Se sei passato attraverso un’esperienza che ti ha ferito, sai cosa significa soffrire, perciò quando vedrai qualcun’altro che sta male, saprai cosa prova.

Questa è l’empatia.

3 pensieri riguardo “L’EMPATIA, OVVERO A COSA SERVE ESSERE UMANI?”

  1. E ci riesci perfettamente a tirar fuori la bellezza delle persone che incontri cara Luisa ❤
    Mi son sentita dire proprio di recente che è strano che una donna sbocci come un fiore dopo i trent’anni ?
    E il mio pensiero è andato ai mesi trascorsi con il tuo corso… Grazie ?? Eliana

    1. Grazie cara Eliana… mi riempie di gioia sapere che tutti ti fanno i complimenti…in effetti in questi mesi ti ho vista proprio fiorire a poco a poco. Hai lasciato uscire tutto il mondo che portavi dentro ed è un mondo talmente variopinto e meraviglioso, che non può non piacere!

      1. Grazie. Credo che non sia ancora uscito tutto ma mi sento in cammino….la cosa pazzesca è che io mi sento si cambiata dentro ma non fuori…e invece ad accorgersi è proprio chi incontro ? curiosa sta cosa.

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