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La moda a modo tuo

Come sopravvivere con ironia alle tendenze moda e conquistare la tua quota rosa.


Oggi parliamo dell’abbigliamento da lavoro.
Ma hai mai provato a googlare ‘donna in riunione con uomini’?
Ti compariranno una serie di immagini di donna con tailleur grigio, donna con camicia azzurra, donna con tubino nero.


Quindi nell’immaginario collettivo passa il messaggio che se una donna aspira o ricopre un ruolo pari o superiore a quello di un uomo, deve indossare qualcosa che sia mutuato dal tipico work dress maschile. 
Al massimo le si concede il little black dress, ma solo se non é troppo little.
Se invece clicchi ‘segretaria’ su google ti si para davanti una panoramica di donne in tacchi, minigonna e occhiale leopardato.


Tradotto: se sei donna e vuoi comandare, devi vestirti seria, cioè coprire le tue prerogative fisiche femminili o meglio ancora travestirti da uomo. Se invece ti accontenti di avere un ruolo subalterno rispetto a quello di un uomo, va benissimo se ti fai carina, cioè se metti in bella mostra gli attributi di cui madre natura ti ha dotata.
La vera domanda allora non è ‘come vestirsi da lavoro’ ma ‘mentre ti vesti da lavoro quanto sei libera di essere una donna’?
Ecco, se intendi adeguarti al modello esistente e chiedere il permesso per ricoprire il ruolo lavorativo che desideri, vestiti pure come ti insegnano le mie colleghe consulenti di immagine, che sono competenti e sapranno consigliarti al meglio.
Se invece l’unico permesso che ti interessa è quello che tu stessa ti dai, continua a leggere. 
Pronta?
Ok.
Per chiarire subito all’interlocutore (selezionatore del personale o titolare che sia) con chi ha a che fare, evita il classico tailleur pantalone grigio. 
Non vestirti ‘da uomo’, a meno che non ci giochi volontariamente come Frida indossava gilet e bretelle o come Marlene Dietrich vestiva cilindro e papillon.

Usa invece qualcosa di smaccatamente femminile proprio in quegli ambienti dove la femminilità è bollata come una macchia imperdonabile.
In certi corridoi una gonna ampia color Schiaparelli, abbinata a camicetta di seta e scarpe di vernice lucida, può provocare un effetto dirompente.
Allora tu osa un morbido golfino di cashmere magenta con bottoncini a perla durante un qualsiasi consiglio di amministrazione.

Vai in udienza con un abito in stile Dior anni 50 rosa quarzo, con tanto di soprabito vinaccia abbinato e guanti cipria, fai magari in modo di vincere la causa e tutto il tribunale da quel giorno si ricorderà di te.
Se porti gli occhiali, scegli un modello che sprizzi civetteria da tutti i pori.  

Insomma, fai in modo che ogni singola molecola della tua immagine abbia il potere suggestivo di comunicare chi sei e dove ti stai collocando. Di tua volontà, senza permesso altrui.

L’abbigliamento che indossi, se è totalmente coerente con il tuo essere, si tatua in modo indelebile nell’immaginario dell’osservatore ancora prima che sia riuscito a razionalizzare la cosa e quindi a rendersene conto.
Colori e forme parlano all’inconscio e quando la tua immagine ha già comunicato chi sei, un buon 50% è fatto.
Poi fai in modo che il restante 50% sia quello che pensi davvero con la tua testa e che scegli di dire, il modo in cui il tuo sguardo incrocia gli occhi degli altri, il modo in cui il tuo corpo riempie lo spazio con la tua potente presenza e infine il modo in cui le tue mani accompagnano la musica suadente delle tue parole.
Sii Donna, in definitiva.
Completamente, totalmente, incondizionatamente.
Qualsiasi cosa significhi per te essere Donna.
Sì, anche giocare con i generi lo è, altroché, se ti diverti a farlo e se ti fa sentire bene. D’altronde cos’è il genere se non un’aspettativa di ruolo?
E se la tua vera essenza è per sua natura multiforme, sfaccettata e in trasformazione, come potrà trovare descrizione nella gabbia stretta di un ruolo soltanto?
D’altronde essere te stessa non è una scelta.
L’unica vera scelta sarebbe casomai fingere di non esserlo, ma sei davvero sicura che sia il caso?

Rock the Rainbow!

2018-10-31T13:16:41+00:00