erica boschiero

Erica Boschiero, che ama il Verde e detesta il Rosa

Questa intervista nasce dalla folgorazione di una notte.

Guardando Erica sul palco durante un suo concerto, ho capito che quando una donna è totalmente libera e fa qualcosa che ama profondamente, emana da Lei una tale sfolgorante Bellezza e un senso di Potenza, che lo stile non serve più a niente. Nel senso che non serve avere capelli appena usciti dal parrucchiere o abiti coerenti con la moda del momento e neppure adatti al proprio fisico. Tutto questo viene trasceso. Quella sera non si riusciva a smettere di guardarla.

Eppure addosso non aveva niente di particolare, nè abiti che le donassero particolarmente, nè colori che la illuminassero con sapienza.

La luce che vedevo veniva proprio da Lei.

E’ stato una rivelazione per me che sono una Consulente di immagine. In un attimo ho capito che il mio lavoro non serve a niente di fronte alla potenza di un essere che ama totalmente quello che fa. E’ semplicemente superfluo, non richiesto, non necessario.

E questa cosa, invece di rattristarmi, mi ha riempita di una Gioia immensa, perchè mi apre nuovi scenari lavorativi e perchè conferma la teoria che sostengo da sempre ma che spesso sembra una favola quando la esprimo apertamente.

E cioè che la vera Bellezza nasce da dentro. Perciò la consulente di immagine ha una mera funzione maieutica, come diceva Socrate. Come una levatrice che ti aiuta a portare alla luce lo Splendore che hai dentro. Come la Fata Turchina, che toglie lo sporco da Cenerentola. Non ti traveste con trucco o abiti come se tu fossi una maschera di carnevale. Tutt’altro. Ti aiuta a levare la polvere accumulata e a riscoprire tutta la tua Luce.

Ecco allora l’intervista con Erica…scopriamo insieme le meraviglie che porta dentro questa Donna…


Luisa – Qual è la foto di Te che ti rappresenta di più, in cui sei davvero tu?

erica boschiero

Luisa – Perchè questa foto?

Erica – Questa foto è stata scattata in un luogo molto bello, in Val Morel, nel Bellunese, in una vecchia casa piena di ricordi di famiglia. Fuori dalla finestra, prati sconfinati. Ed io a quelli pensavo, guardando verso la finestra, quando è stata scattata questa foto. Insomma, mi sentivo a casa.

Luisa – Quale bisogno profondo ti ha spinta ad intraprendere questo viaggio nella Musica, addirittura come cantautrice?

Erica – Ho sempre pensato fin da piccola che avrei voluto vivere la vita intensamente, con tutto quello che aveva da offrirmi, di bello e di brutto, senza sconti. Ricordo perfettamente il momento in cui pensai che non avrei mai voluto fare un lavoro che non mi piaceva, di quelli in cui ti trovi a guardare in continuazione l’orologio sperando che arrivi presto la fine delle otto ore d’ufficio. Così ho detto di no due volte a una compagnia d’assicurazioni e ad altre situazioni più stabili ed economicamente sicure, e ho continuato a suonare…

Luisa – In una tua canzone dedicata ad un personaggio oscuro della storie popolari, gli fai dire ‘Ti somiglio’…Nella tua Arte ti è servito di più il tuo lato luminoso o le tue zone d’ombra?

Erica – Domanda interessante… Credo che fino ad ora sia servito soprattutto il mio lato luminoso, positivo, gioioso, ed è un’attitudine che ancora oggi mi accompagna… Ultimamente però sto osservando più spesso anche la parte d’ombra, la sto lasciando parlare, e quello che ne esce è decisamente interessante e altrettanto vero e potente…

Luisa – Pensi che la tua Musica sia utile alle altre persone? Se sì, in che modo?

Erica – Credo di sì, mi capita alla fine di un concerto le persone vengano a salutarmi dicendo che sono stati bene, e a volte mi scrivono anche dopo qualche giorno, dicendo che il benessere che avevano provato durante il concerto gli era rimasto dentro anche nei giorni seguenti… questa è la cosa più bella che mi possa capitare!

Luisa –  Molte filosofie e molte religioni parlano della Vibrazione primordiale (Om, Verbo, Logos…) e ritengono che tutto, perfino la materia, sia Suono cristallizzato e solidificato. Oggi la Fisica quantistica è arrivata alla stessa conclusione. Tu che per passione e mestiere crei musica, riscontri che certe vibrazioni provochino cambiamenti nell’emotività o nella coscienza delle persone?

Erica – Assolutamente sì! La musica è qualcosa di potentissimo e sublime. Non possiamo restare indifferenti alla musica. Davanti a un quadro che ti commuove o ti turba puoi chiudere gli occhi e non vederlo più. Ma se ti travolge una musica non puoi far finta di niente. Nemmeno se provi a tapparti le orecchie, perché la musica arriva a tutto il corpo. E’ aria che vibra e arriva a toccarti la pelle, le viscere, la parte più istintuale, antica e irrazionale. Pensa a certe colonne sonore di film famosi, a quanto sono state importanti nell’enfatizzare la commozione, allegria, epicità di certe scene… o a quando improvvisamente una musica arriva a smuoverti cose antiche da non sai dove… e magari apre una porta verso una consapevolezza nuova…

Luisa – Secondo te esistono melodie che fanno bene (cioè che attivano processi evolutivi) e altre che fanno male?

Erica – Ci sono studi in materia, che non conosco, ma posso dirti che a diversi intervalli tra le note spesso corrispondono sensazioni diverse, e che perciò se alcune melodie possono generare armonia, pace, apertura, altre invece possono provocare irritazione, ansia, addirittura rabbia… il che può poi tramutarsi in azione singola o collettiva…Che poi non c’è solo la melodia, ma anche l’armonia, la scelta di accordi… e poi si potrebbe parlare a lungo del tipo di accordatura che usiamo noi occidentali dalla seconda guerra mondiale ad oggi, voluta da Goebbels durante il nazismo, l’accordatura a 440 hz pare andare ad alimentare la dimensione più violenta ed istintuale, a differenza dell’accordatura a 432 hz che parrebbe invece generare armonia e rilassamento…

Luisa – Come definiresti il tuo Stile personale in fatto di abbigliamento, ‘trucco e parrucco’?

Erica – Oddio, faccio sempre fatica a dare definizioni… Diciamo che mi piace che ci sia una certa naturalità in quello che sono… perciò tinte naturali, capelli sciolti, poco trucco… però sempre un poco di magia, un po’ di tradizione folk, qualche cosa che ricordi il viaggiare…

Luisa – Trovi che la tua immagine rifletta bene chi sei e trasmetta davvero il messaggio che vuoi dare?

Erica – Credo di sì, anche se non ho mai osato molto esteticamente… è una cosa che comincio a fare adesso, giocare un po’ di più con i vestiti, gli accessori, scoprire anche qualcosa di nuovo di me, in questo modo…

Luisa – Qual è il tuo colore preferito? Perchè?

Erica – Credo il verde, il verde bosco, ma anche il verde petrolio. Non so dirti perché, forse perché mi ricorda le montagne, gli alberi, la magia silenziosa della natura selvaggia… Perché mi sento figlia loro…

Luisa – Quale colore detesti? Perchè?

Erica – Decisamente il rosa. Odio il rosa. Tranne il rosa antico, quello lo salvo. Ma il rosa barbie, il rosa dei giocattoli, di hello kitty, mi rimanda alla plastica, a quella parte frivola che a volte le donne hanno (e che forse ho anch’io ma non l’ho ancora accettato… eheh)

Luisa – Le tue preferenze cromatiche sono cambiate nel tempo?

Erica – Oh sì che sono cambiate! Cambiano come cambiamo noi. Pensa che da bambina adoravo il rosa, per esempio. Ultimamente indosso molto azzurro, che fino a due anni fa non volevo vedere… è bello vedere come i nostri gusti cromatici siano lo specchio del nostro cambiare.

Luisa – Se vuoi sentirti a tuo agio, magari in una situazione di tensione, che cosa indossi?

Erica – Credo il verde, sì, mi rilassa, mi fa sentire a mio agio.

Luisa – Da piccola tua mamma ti vestiva e pettinava sempre in un certo modo? Ti piaceva?

Erica – Da piccola portavo i capelli corti, oppure a caschetto. Avrei voluto spesso poterli tenere lunghi, ma credo me li tagliassero perché erano più comodi da gestire. Non c’era un modo particolare in cui mamma mi vestiva, credo non ci facesse molto caso nemmeno lei… in casa non si è mai data molta importanza all’estetica… il che è una buona cosa, perché ti porta alla sostanza delle cose, ma anche un limite, che sto cercando di colmare per conto mio negli ultimi anni: scoprire come ciò che indossiamo e come ci pettiniamo possa essere un ulteriore messaggio verso l’esterno da parte del nostro intimo…

Luisa – In un’altra Donna, che cosa osservi? Cosa ti piace?

Erica – Mi piace la sicurezza che hanno certe donne nell’essere ciò che sono, la naturalezza del gesto, la fierezza dello sguardo. Se poi tutto questo è condito da un vestito che sta bene addosso, di un colore che valorizza, e magari da un paio di orecchini o un anello particolare, tanto meglio.

Luisa – Ti capita mai di provare invidia?

Erica – E’ capitato. Ma non mi è piaciuto quando è successo. Invidia la provi quando non sei felice di ciò che sei e ciò che fai e vorresti essere qualcun altro. Io credo di essere felice di come sono e di ciò che faccio, perciò difficilmente provo invidia. Ammirazione sì, tanta. Ed è una bella sensazione.

Luisa – Ora che sei un personaggio pubblico, ti è stato chiesto di cambiare look? Come l’hai presa?

Erica – Sì, anche questo è capitato. Ho ascoltato le proposte, preso in considerazione, sperimentato. Ma poi alla fine faccio di testa mia. Perché se non mi sento a mio agio con un look non salgo volentieri sul palco. Poi, anche in questo caso è bello stare in ascolto del cambiamento, giocare e vedere cosa succede…

Luisa – Una donna nel tuo mestiere si sente in dovere di essere bella? O magari le fanno pressione in questo senso? Tu come vivi tutto questo?

Erica – Beh sì, la bellezza nel mio mestiere conta, e conta pure parecchio. Ma conta molto di più (e diventa una schiavitù) se non hai niente da dire, e se il tuo lavoro e la tua vita finiscono per dipendere dalla freschezza della tua pelle e dalla generosità delle tue forme. Se invece ciò che fai va oltre a questo, allora puoi anche permetterti di non essere sempre bella, sempre curata, sempre in linea, sempre con il vestito migliore. Anzi. Spesso te ne freghi, e va bene così.

Luisa – Essere bella apre più porte?

Erica – Sì, ovviamente sì. Leggevo una ricerca tempo fa, dove si diceva che in generale le persone sono più portate a dare fiducia e provare simpatia per chi ha dei tratti fisici armoniosi e piacevoli, piuttosto che verso chi ha tratti somatici disarmonici e scomposti. Non è solo questione di mercato, ma di empatia… Però qui bisogna entrare nel merito di cosa è bello. La bellezza finta, gli sguardi vuoti incastonati su visi di porcellana, sotto chiome perfette in corpi perfetti apriranno anche certe porte, ma non credo siano quelle porte che alla fine ti rendono felice. Perché se latua è una bellezza costruita, non ci sei davvero tu, in gioco, tu sei altrove, dimenticata nell’angolo di qualche sala d’attesa di chirurgo plastico. Poi c’è la bellezza vera, quella che vedi dentro agli occhi che brillano di curiosità, in corpi non perfetti ma armoniosi e vitali, la bellezza di chi fa ciò che ama, di chi ama ciò che è, di chi conosce le sue luci e le sue ombre e riesce a farle convivere costruendo cose belle. Quella bellezza apre altre porte, le porte dell’anima della gente, e quella è tutta un’altra storia.  

Luisa – Ti senti Bella tu?

Erica – A volte sì, altre meno. Dipende sempre da come sto, da quello che sto vivendo dentro.

Luisa – Ti viene spontaneo pensare al tuo corpo tutto intero, nell’insieme, o tendi a dividerlo in parti, alcune delle quali ti piacciono e altre no?

Erica – Anche in questo caso dipende da come sto. Se sto bene, mi sento “intera”. Se invece non ho un buon periodo, comincio a vedere tutti i difetti…

Luisa – Ci sono parti del tuo corpo che rivestono un particolare valore simbolico per te?

Erica – I piedi, generalmente quando posso canto scalza… mi fa sentire più libera…

Luisa – ‘Lo stile più riuscito non è quello che ti fa apparire più bella, ma quello che esprime totalmente chi sei’. Sei d’accordo con questa affermazione?

Erica – Sì, che poi se lo stile esprime totalmente chi sei, se sei a tuo agio in quella situazione, allora SEI bella, se con bellezza non intendiamo l’adesione a determinati canoni imposti dal mercato ma dalle condizioni di cui parlavo prima.

Luisa – Nella tua bacheca facebook di recente hai regalato un paio di scarpe ‘El Naturalista’. Una scelta di stile che, ancora prima di leggere la biografia sul tuo sito web, fa capire alcune cose riguardo ai tuoi valori di fondo. Quali sono?

Erica – Che domandona… Diciamo che cerco di essere fedele ai principi di armonia, di gentilezza, di rispetto degli altri (siano essi persone, animali, ambiente) e di verità. Il che non significa non provare anche rabbia in certe situazioni e non affrontare situazioni conflittuali, lì dove serve.

Luisa – Riesci ad essere sempre coerente con questi valori?

Erica – Certamente no, è facile cadere in contraddizione. L’importante è rendersi conto di quando questo accade… e anche questo non è per nulla scontato.

Luisa – Hai una fonte di ispirazione costante nel tuo percorso di vita?

Erica – Forse Joni Mitchell, cui ho anche la fortuna di somigliare fisicamente, una delle cantautrici più straordinarie della storia della musica mondiale. Una donna fedele a se stessa e in ascolto della propria interiorità profonda, che ha saputo scrivere autentici capolavori pur restando, sul palco, di una semplicità disarmante.

Luisa- Sei felice?

Erica – Ci sto lavorando! Scherzi a parte… non credo alla felicità come stato continuo dell’essere. Vivo momenti di felicità, alternati ad altro, ed è bello così.

Luisa – Nei miei corsi dico alle mie allieve che ogni processo creativo nasce da una spinta sessuale, che viene via via raffinata e sublimata, per diventare sacra e avvicinarsi il più possibile al concetto di Amore incondizionato. Ecco perchè paragono spesso la creatività alla maternità : credo siano entrambi processi di ‘creazione’ non così diversi in fondo…Per Te che cos’è la creatività?

Erica – Beh, sì, sono d’accordo, è esattamente questo. E’ dare vita a qualcosa di nuovo, che in qualche modo ti precede e si manifesta attraverso di te. Tu non sei che un ponte… La canzone arriva, ti attraversa, grazie a te raggiunge le altre persone e poi comincia a vivere di vita propria, a prescindere da te.

Luisa – E la Maternità?

Erica – Credo sia più o meno la stessa cosa, elevata all’ennesima potenza, con il supplemento di un corpicino vero e proprio che cresce con un’anima tutta sua, con la magia che questo comporta.

Luisa – Di che colore è la maternità per Te?

Erica – Non saprei proprio… credo ti potrò rispondere solo se e quando sarò madre.

Luisa – In cosa si differenzia la creatività maschile da quella femminile, se si differenzia?

Erica – Bellissima domanda a cui non saprei rispondere… Se c’è una differenza che mi viene così, al volo, è che l’uomo tendenzialmente è più attivo, aggressivo (prendila nell’accezione positiva del termine), perciò crea per esprimere la propria individualità sugli altri. La donna è più portata ad accogliere, a contenere… non chiedermi cosa significhi nella pratica creativa, per ora è solo un’intuizione, ci penserò su…


Grazie Erica.