Charlène di Monaco: C’era una volta una Principessa

nuovo taglio punk Charlène di Monaco

Charlène Wittstock di Monaco: C’era una volta una Principessa

Sembra l’inizio di una qualsiasi fiaba, ma nel nostro caso si tratta del punto di partenza per fare una riflessione su ciò che nella nostra cultura consideriamo essere ‘elegante’

E soprattutto su cosa riteniamo essere ‘femminile‘.

E ancora più in profondità su cosa sia il giudizio estetico.

Se immaginiamo una principessa, il non plus ultra della perfezione femminile classica, infatti, ci vengono subito in mente gli abiti lunghi della Disney oppure i ritratti reali e nobiliari di tutta la storia dell’arte.

Principesse Disney – agingtheafricanlion.org

Il kit per essere ‘una vera Principessa’ contempla dunque: 

  • la bellezza della candidata, requisito fondamentale, ancor più importante del sangue blu, che nel caso di Cenerentola viene sostituito egregiamente dalla nobiltà d’animo,
  • un vestito lungo e ampio, possibilmente con maniche a sbuffo e ricami ovunque, ovviamente lussuoso e dunque costoso,
  • gioielli luccicanti, magari una tiara in testa ad anticipare quella corona che prima o poi sarai chiamata ad indossare,
  • scarpette di cristallo o almeno con qualche brillantino cucito sopra.
Empress Elisabeth of Austria in dancing-dress, 1865, Franz Xaver Winterhalter
it.wikipedia.org

Il prototipo della donna perfetta e della moglie perfetta, a cui stuoli di ragazze hanno sognato, e a volte sognano ancora, di assomigliare.

Non a caso, adesso che si avvicina il Carnevale, milioni di bambine chiederanno ai genitori di poter indossare il tanto desiderato Abito da Principessa, per incarnare, almeno per un po’, questo ruolo agognato, ma molto lontano dalla realtà e soprattutto spesso distante dalla personalità e dalle reali aspirazioni di ognuna.

Principesse rock

Oggi (per fortuna!) qualcosa è cambiato. 

Persistono le classiche interpretazioni dell’ideale, ma è anche evidente come ciascuna titolata principessa moderna si senta in diritto di declinare secondo il proprio stile personale quel ruolo tanto istituzionale quanto foderato di aspettative personali e sogni collettivi, com’è quello della principessa.

In questi anni sono arrivate quelle come Kate Middleton, che da un lato hanno interpretato il ruolo in maniera perfetta e dall’altro hanno saputo perfino migliorarlo e modernizzarlo, attraverso il riutilizzo degli abiti svariate volte e l’acquisto degli stessi in catene di abbigliamento low cost, come a dire ‘sono sì una principessa, ma sono anche una di voi.

Tuttavia finora nessuna aveva mai trasgredito in maniera così decisa certe regole base del kit da principessa perfetta, neppure l’amata Diana Spencer che pure si era presa notevoli libertà rispetto al dress code e all’etichetta.

Invece a dicembre scorso abbiamo assistito al cambio di paradigma più epocale che mai potessimo immaginare.

Charlène Wittstock di Monaco, infatti, dopo anni in cui viene paragonata a Lady D per l’espressione triste con cui viene fotografata in pubblico e per le vicende sentimentali del marito che continuano a riservare colpi di scena spiacevoli, tra cui nuovi figli da aggiungere all’albero genealogico reale, ha deciso di darlo lei il colpo di scena.

Si è presentata alla consueta consegna annuale dei regali natalizi per i bambini del Principato di Monaco con un nuovo look stupefacente, che ha lasciato tutti a bocca aperta.

Dopo averci offerto da sempre un’immagine elegante, classica e bon ton, ha optato per un taglio di capelli ribelle dal sapore punk, abbinato ad una giacca destrutturata in tessuto africano e ad una mascherina glitterata di paillettes.

Shockante e bellissima.

Il vizio tutto umano di dare un significato frettoloso

Fin da subito, in concomitanza con l’uscita delle foto di Charlène di Monaco trasformata su tutte le testate giornalistiche, hanno iniziato a sprecarsi i commenti su tutte le piattaforme social.

Ne ho letti moltissimi, ma in generale posso dividerli in tre categorie:

  • quelli che ‘stava meglio prima, che diavolo le è venuto in mente, sicuramente sta male per deturparsi così’
  • quelli che ‘lei può permetterselo perché tanto è bella’
  • e quelli che ‘ha fatto bene a ribellarsi e sta d’incanto’.

Per carità, ciascun@ ha i suoi gusti in fatto di immagine, ma quello che mi colpisce è come tendiamo a trasformarci tutti in psicologi quando ci troviamo di fronte al cambio look di qualcuno, chiunque esso sia.

Esattamente come siamo tutti CT durante i mondiali, così siamo tutti raffinati conoscitori dell’animo umano e ovviamente della persona che stiamo commentando, senza mai il minimo dubbio che la nostra infallibile intuizione sull’altrui vita, non sia invece semplicemente una proiezione delle nostre personalissime aspettative nei confronti di un ruolo, condite da stereotipi e condizionamenti.

Invece di dire ‘caspita, che cambiamento, non me l’aspettavo’ siamo tutti pronti a dire ‘è la prova che chiaramente la sua vita va a rotoli’ oppure ‘è lampante che sia un messaggio di ribellione nei confronti della monarchia e del sistema antico in cui l’hanno rinchiusa’.

Ma di fondo, che ne sappiamo?

La conosciamo di persona? 

Le abbiamo parlato di recente?

Eppure pensiamo di aver capito tutto con uno sguardo, manco fossimo tutti Telepatici, quando invece al massimo siamo Telespettatori.

Chi va piano, va sano e va lontano

Di fronte a qualsiasi cambio di stile personale, che sia quello di una principessa dall’altra parte del mondo o di una persona a noi molto vicina, sarebbe saggio se riuscissimo per una volta a prenderci il tempo di osservare senza giudizio.

Che significa sospendere per il momento qualsiasi tentazione di ‘fare lo spiegone’ e concederci tutta l’attenzione focalizzata nel guardare e soprattutto nel riuscire a vedere.

Potremmo ad esempio notare se gli occhi sorridono di gusto sopra la mascherina o se la pelle appare più luminosa del solito, se il linguaggio del corpo parla di intimità o se invece assume posizioni di chiusura, se al di là dei nostri gusti personali la persona appare felice.

Insomma, sarebbe bello imparare a mettere da parte noi stessi per un secondo e provare ad entrare davvero in relazione con l’altro e con il suo insondabile e meraviglioso mistero.

Magari un giorno Charlène di Monaco rilascerà un’intervista in cui ci spiegherà il perché del suo cambiamento, ma fino a quel momento non è poi così importante capire se davvero c’è un preciso messaggio per il mondo o soltanto per se stessa in quel look.

L’importante è che ci abbia ispirato delle riflessioni su noi stesse.

Magari sono mesi che sogni di farti un taglio simile e hai sempre rimandato per paura di non piacere più al tuo compagno?

Bene, ora che l’ha fatto Charlène, di sicuro avrai provato una nuova emozione dentro e magari quel desiderio è diventato più potente e non può più essere contenuto.

Oppure quel taglio avevi trovato il coraggio di farlo, ma poi i tuoi familiari ti hanno criticata e tu ora ti senti brutta a causa dei loro giudizi. Ecco che allora oggi dentro di te potrai esultare, perché in qualche modo ti sentirai meno sola.

Le donne famose, volenti o nolenti, sono sotto i riflettori costantemente. Ogni loro mossa ha una risonanza mondiale.

Ecco perchè sono così importanti, perchè diventano icone di stile loro malgrado.

Magari non lo vorrebbero nemmeno, ma di fatto lo sono.

E possono contribuire a cambiare la percezione di molte persone comuni, di donne come te e me, che magari abbiamo qualcosa di irrisolto dentro nei confronti del nostro corpo o del nostro stile.

Le icone hanno il potere di farci fare pace con noi stesse attraverso il loro esempio e di suscitare in noi riflessioni profonde e reazioni forti.

Sta a noi capire quale lezione trarne per la nostra vita.

Abbiamo l’opportunità di usare in modo molto più costruttivo questo cambio di look della principessa di Monaco: più che psicoanalizzare le sue scelte, possiamo scendere in profondità dentro di noi e ripensare alle nostre scelte, ai messaggi che diamo a noi stesse e agli altri quando ci vestiamo.

Possiamo tuffarci nell’oscurità di tutto ciò che finora abbiamo nascosto perfino a noi stesse e come un seme in inverno aspettare di maturare, di trasformarci.

Perché poi la primavera arriva, anche dopo la notte più nera.

Arriva sempre.

E noi saremo qui, preparate a sbocciare di nuovo.

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